Con oggi si chiude una maratona culturale a Mantova, dedicata alla visita del Palazzo Ducale e di Palazzo Te. Ieri mattina siamo partiti per Mantova, in treno, io, la Alda e la nostra amica Francesca. Arrivati a destinazione alle 10.45 circa, ci siamo diretti dapprima a casina (che faceva alquanto schifo, dal disordine che c’era), poi al supermercato a fare la spesa. Ci siamo fatti un salutare pranzo a base di piadine/bomba, alla faccia dei diecimila Post It appiccicati in tutta la casa con la scritta “DIETA”, successivamente ci siamo concessi una meritata siesta post-digestione, e intorno alle 15 ci siamo preparati per la nostra prima tappa culturale: la visita al Palazzo Ducale, e alla Camera degli Sposi. Abbiamo impiegato un’era geologica per arrivare a piedi a destinazione, poichè la carrozzina della Francy non era in grado di percorrere le strade e/o i marciapiedi dissestati. Per chi non ne fosse a conoscenza, il 90% delle strade del centro di Mantova sono costituite da ciottoli di fiume, tondeggianti ed estremamente fastidiosi, sia per i piedi che per le ruote. La Nuova Scintillante della Francy (il nome ormai divenuto ufficiale della sua supertecnologica carrozzina elettrica) quindi, non ha saputo resistere ai ciottoli delle strade, e l’uomo della situazione (la Alda) si è ben prodigata nel tenere la carrozzina in equilibrio sulle ruote posteriori per almeno metà del percorso, facendo forza sulle maniglie apposite e sviluppando una muscolatura nelle braccia tale da far impallidire l’Incredibile Hulk.
Dopo mille difficoltà (tra le quali un bambino idiota che non capiva che doveva levarsi dalle palle per lasciarci passare) siamo arrivati a Palazzo Ducale, acquistato i biglietti, preso l’ascensore, e visitato quel che c’era da visitare. Non sto a dilungarmi troppo, i dipinti mi facevano cagare, l’unica parte interessante della visita è stato il Palazzo stesso. Soprattutto per i soffitti minuziosamente (e pesantemente) decorati. Una volta arrivati alla Camera degli Sposi (tra l’altro situata in un’altra sezione dell’edificio) mi sono letteralmente cadute le palle a terra. Mi aspettavo qualcosa di effettivamente grandioso. Insomma, per la visita bisognava prenotare, e all’entrata c’era un cartello con una dicitura che avvertiva dell’obbligo di non sostare nella stanza per più di 5 minuti, per un massimo di 20 persone, per salvaguardare lo stato degli affreschi, e invece, una volta entrati (solo noi 3) ci siamo ritrovati in una stanza relativamente piccola (almeno rispetto alle altre stanze del Palazzo), e affrescata solo per 3/4, perchè una parete era ricoperta da alcune decorazioni senza senso (e a parer mio anche bruttine). Per soli due motivi ho apprezzato la Camera degli Sposi: il soffitto (letteralmente magico) e un affresco sul quale compariva il volto di Leon Battista Alberti (mio bisbisbisbisibisbisnonno, e non so se ho messo abbastanza bis).
Unica sala degna di nota è stata una galleria di mezzibusti nel tratto finale, lunga come minimo duecento metri, con un’esposizione in linea di tantissimi mezzibusti in marmo (di gente che non conosco). Ne ho visto uno, in particolare, che se fosse stato vivo me lo sarei fatto senza falsi pudori. La visita tra l’altro mi è risultata decisamente stancante soprattutto a causa dell’allergia ai pollini che mi infastidiva continuamente.
Al termine della visita, uscendo, abbiamo deciso di triplicare il percorso di ritorno verso casa, passando dal lungolago, pur di evitare quelle perverse stradine acciottolate del centro. E nel ritorno, la Alda ha avuto la magnifica idea di prendere una scorciatoia che dava direttamente in un parco enorme, di soli pioppi. Mentre stavamo camminando su un marciapiede, dolcemente imbiancato da quintali dei caratteristici piumini bianchi dei pioppi, i sintomi allergici si sono fatti talmente dirompenti che a tratti credevo di implodere dall’irritazione. Infatti, non appena siamo arrivati a casa, ho mangiato e bevuto qualcosa per ristorarmi e mi sono fiondato nella doccia, a lavar via tutto quel sudiciume di pollini che avevo appiccicato addosso e impregnato nei capelli.
Una volta che mi sono rimesso in sesto mi sono rilassato un po’ al computer, mentre la Francy si era pesantemente addormentata sul divano dalla stanchezza, e, intorno alle 21, ho iniziato a preparare quello che alla fine si è rivelato il risotto alla trevigiana più buono che abbia mai fatto. Finita la cena abbiamo deciso di sparecchiare per poter giocare a Monopoli, purtroppo però alla Alda è capitato qualcosa (che non ho capito bene cosa) per cui si è chiusa in camera a telefonare e non è più uscita per il resto della serata. Peccato che avevo già invitato Diego a venire a giocare con noi, così in 4 ci si divertiva di più, ma alla fine quando è arrivato siamo rimasti a giocare in 3. Tra l’altro ho anche la mezza impressione che non si sia divertito tanto, perchè da subito non ha avuto tanta fortuna nel gioco. Quando poi ha dovuto pagare 100 euro per ogni casa che aveva costruito, se n’è strafregato e ha iniziato a giocare anche lui secondo le nostre regole personalizzate (ogni volta che si passa dal Via, oltre a ritirare 500 euro bisognava farsi un bel sorso di Martini o di Disaronno), andando incontro a quella che poi si è rivelato un giramento di testa fotonico (tra l’altro doveva pure tornare a casa in macchina, erano le 2 di notte e doveva svegliarsi alle 7 il giorno dopo per andare al lavoro). L’offerta di un posto a dormire a casa nostra non si è rivelata eccessivamente intelligente, dal momento che uno di noi avrebbe dovuto dormire sul divano a due posti, e nessuno (a parte la Francy) riesce a stare sdraiato sul nostro divano, figuriamoci per una notte! Quindi è tornato a casa (imprevisti: avanzate di due caselle con tanti auguri). Io e la Fra siamo rimasti fino alle 3 e mezza svegli a guardare le nostre vecchie foto delle superiori, poi ci siamo messi a dormire (alle 4), lei nel mio letto, io nel sacco a pelo, sul materasso ad aria (più scomodo del pavimento).
Questa mattina sono stato svegliato dalla Alda, che mi è letteralmente saltata addosso mentre dormivo, rischiando pure di fare a pezzi la mia schiena già ridotta male (o di farmi esplodere il materasso sotto la pancia). Dopo un’abbondante colazione (erano le 11.40), una pastiglia di antistaminico per l’allergia e una pastiglia effervescente di vitamine, abbiamo cazzeggiato per un po’ e poi mi son dato da fare per preparare un sugo per la pasta, perchè alle 13 circa sarebbe arrivato Ale, il moroso della Alda. Mezz’ora dopo ho buttato la pasta, e abbiamo iniziato a mangiare pochi minuti prima delle 14. E alle 14 dovevano iniziare ad arrivare alcuni nostri amici per la visita pomeridiana alla mostra di arte greca a Palazzo Te, chiamata “La forza del bello”.
[TAGLIO NECESSARIO, ALTRIMENTI QUI NON FINISCO PIU']
Prendiamo le macchine. Io salgo in macchina dell’Ilaria, con la mia valigia (che poi tornavo a Verona), la Francy va con Ale e la Alda (con valigia e carrozzina nel baule), e la Mary e Stefano ci seguono a ruota, in direzione Mantova Sud, verso Palazzo Te. Arrivati, scatto qualche foto per la Fra, prendiamo i biglietti e iniziamo il percorso della mostra. E puntuale come un treno svizzero, arriva anche l’attacco allergico.
Quella che doveva essere per me una mostra interessante, si è rivelata all’insegna dello starnuto e del malessere, tuttavia però mi è piaciuta molto. Preferisco la scultura al dipinto, forse per la sua immediatezza, o forse perchè posso girarci attorno e vedere ogni dettaglio come voglio vederlo dal mio punto di vista, e non dal punto di vista di un pittorucolo qualsiasi. E presumo anche dal punto di vista di Ale, che di mestiere fa proprio lo scultore di marmi, e che è stato richiamato da un’addetta perchè si stava avvicinando troppo a una statua per scrutarla e studiarla. A circa metà della mostra ci siamo concessi una pausa nel “parco” del palazzo, dapprima a guardare le carpe che nuotavano in una schifosissima acqua verdognola, poi a scattarci qualche bella foto.
Uff, si ok, anche una foto di gruppo…
In prima fila: io, la Francesca, la Alda.
In seconda fila: l’Ilaria, Stefano, la Marianna, Alessandro.
Poi siamo entrati in un’altra ala dell’edificio (da quanto mi ha detto l’Ilaria sembra che fosse la stalla del palazzo) dove era stata organizzata la seconda parte della mostra, con un’allestimento più alternativo e “stiloso”, che faceva un netto ma piacevole contrasto con le statue esposte. E qui è arrivata la crisi allergica peggiore di tutte, non facevo che starnutire, lacrimare ecc ecc (da notare che qualche ora prima avevo preso un antistaminico, il cui effetto sarebbe dovuto durare per tutto il giorno). Non vedevo l’ora di uscire da quel posto, dove c’era un silenzio per l’appunto da museo, interrotto continuamente dai miei starnuti (o dal motorino elettrico della Nuova Scintillante).
Guadagnata l’uscita, l’Ilaria mi porta al bagno. Inizialmente credevo volesse che l’accompagnassi alla toilette, poi mi ha spiegato che mi stava portando a vedere il bagno turno del palazzo, esattamente al capo opposto del “parco” del palazzo. Sotto i cocenti raggi del sole ho attraversato il viale col ghiaino e sono andato a vedere questo bagno turco. Molto bello, molto piccolo, molto fresco e molto intimo (probabilmente per Stefano e la Marianna). E mentre la Francesca ha abbandonato la carrozzina, mentre lo stava visitando (non ci si stava in più di 4, senza spintonarsi), ho approfittato di un posto a sedere per la mia povera vecchia schiena e mi sono seduto sulla Nuova Scintillante.
Finita la visita, ci siamo diretti verso l’uscita, preceduta immancabilmente dal classico shop del museo, dove la Fra si è comprata un libro sulle opere d’arte di Mantova, ci siamo salutati, ho trasferito la valigia dall’auto dell’Ilaria all’auto di Ale, e ci siamo goduti un viaggio di ritorno scattando qualche foto (e venendo male, come al solito).
Davvero due giorni magnifici. Grazie a tutti!
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