Il Trusted Computing (espressione inglese che sta letteralmente per informatica fidata, d’ora in avanti abbreviato in TC) è una tecnologia nascente, che ha come obiettivo primario la “messa in sicurezza” di dispositivi informatici quali computer, telefoni cellulari, palmari e affini, mediante l’inserimento di appositi chip di controllo. Tale sicurezza sta nell’evitare che tali dispositivi possano essere utilizzati dall’utente in modo improprio, o per dirla meglio, in un modo che l’azienda produttrice di tale dispositivo non desidera che tale dispositivo venga utilizzato.
I sostenitori del TC sono più di 170 aziende tra le più grandi (e note) dell’industria informatica mondiale, come AMD, HP, IBM, Intel, Microsoft e lo presentano come soluzione per ottenere computer più affidabili e meno attaccabili da virus e simili.
Coloro che criticano la soluzione del TC, sostengono che un suo pericoloso effetto secondario possa essere quello di imporre delle restrizioni su come i legittimi proprietari possano usare i loro computer (“Tu usi un computer prodotto dalla mia azienda e ne fai l’uso che voglio io”), e ad esempio potrebbe aumentare la capacità di controllo dei sistemi da parte dei produttori di hardware e software, in modo che essi possano imporre quello che gli utenti hanno il diritto di fare con i propri dispositivi, ed approfittarne per attuare meccanismi che minaccerebbero la libera competizione del mercato dell’ICT (Information and Communication Technology) ed il libero sviluppo del software da parte dei singoli individui, come invece attualmente accade.
Il nome della tecnologia deriva da trust (in italiano “fiducia”) ma non ne assume il reale significato: non significa che sia affidabile dal punto di vista dell’utente, ma piuttosto che debba essere considerato fidato secondo i canoni imposti dai produttori dei dispositivi, del software o dei contenuti multimediali che vengono fruiti attraverso questi dispositivi. Infatti i dispositivi che supporteranno questa tecnologia potranno, oltre che proteggere il software da manomissioni, imporre restrizioni su applicazioni ritenute non desiderabili dai produttori (ad esempio perchè inaffidabili, pericolose per l’utente o per gli interessi del produttore stesso).
La principale critica mossa contro il TC è quindi che non verrebbe implementato a causa della poca fiducia verso il mondo informatico da parte degli utenti, ma a causa della poca fiducia verso gli utenti da parte delle aziende aderenti al progetto.
Quindi, un utente che volesse cambiare il programma per la gestione del proprio calendario con un alternativo (concorrente) potrebbe incorrere in problemi come l’impossibilità per il nuovo programma di gestione del calendario di leggere le informazioni presenti nel vecchio. L’utente potrebbe quindi essere impossibilitato a leggere o modificare le informazioni presenti nel proprio calendario se non lo fa per mezzo del programma con il quale esso è stato creato. Ad esempio, c’è chi teme che Microsoft o altri produttori di software, possano usare questa funzionalità per impedire a programmi come OpenOffice di leggere prodotti con il pacchetto proprietario Office. La diffusione di documenti Word in rete da parte di una Pubblica Amministrazione o azienda dove Office è in uso da anni, costringerebbe tutti coloro che necessitano di leggere tali documenti ad acquistare una regolare licenza del programma, ed eventualmente dell’intero sistema operativo Windows.
I critici sostengono che il Trusted Computing abbia dei rilevanti problemi pratici: qualsiasi chip può rompersi, e in quel caso deve essere aggiornato o sostituito. Ciò in alcuni casi, come per esempio il mancato backup delle chaivi di attestazione, comporterebbe per l’utente la perdita dell’accesso ai propri dati, che possono essere di grande importanza e valore per l’utente stesso, e che non potranno essere recuperati in alcun modo.
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